LA MINIERA DI GAVORRANO
Nella storia recente di Gavorrano lo sfruttamento della miniera di pirite, la più importante d'Europa, ha profondamente caratterizzato, fino alla sua chiusura negli anni '80, l'economia del territorio.
Le attività estrattive per molto tempo sono state il fulcro delle attività degli abitanti delle Colline Metallifere. Dal 1898, quando nei pressi di Gavorrano fu individuata una grande massa di pirite, fino ai primi anni '80, quando la produzione è cessata, la principale risorsa economica sono state le miniere. Oltre all'impianto principale altre miniere erano presenti a Ravi e nelle località di Rigoloccio e Valmaggiore.
Oggi tutte le miniere dell'area sono chiuse ma restano integre numerose infrastrutture di grande interesse: il grande "Pozzo di Roma", la cui imponente impalcatura metallica consentiva l'estrazione del minerale, il "Pozzo Valsecchi", per l'areazione della miniera, che presenta una struttura completamente in legno, unico esempio in tutta Europa.
Ogni manufatto, impianto e contenitore della miniera rappresenta, comunque, un pezzo unico ed irripetibile, un monumento storico, architettonico ed ambientale di sicura valenza nazionale e internazionale.
Oggi i siti minerari dimessi sono stati riconvertiti a fini turistico-culturali e fanno parte del Parco Minerario Naturalistico che consente visite guidate all'area mineraria di Ravi Marchi, al Museo in Galleria e che accoglie, ai piedi di una grande cava di calcare, il superbo Teatro delle Rocce.
| LETTERA DI UN FIGLIO DI UN MINATORE |
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Sono trascorsi ormai quasi venti anni da quando la miniera di Gavorrano ha cessato la sua attività produttiva, ma qui a Gavorrano la miniera rivive ancora. Sarà perché sono rimasti in piedi due bellissimi pozzi di estrazione, sarà perché l'aspiratore Valsecchi funziona ancora, sarà perché “la corna” continua a suonare due volte al giorno, sarà perché a Gavorrano vi è il Monumento al Minatore sarà perché tutto questo mi aiuta a non dimenticare. Sì, i miei sono i ricordi di figlio di minatore di una gioventù vissuta con molta semplicità cosciente che il mio babbo ogni giorno rischiava la vita nelle viscere della terra per portare a casa un pezzo di pane e un troppolo di legno. I ricordi che mi ha lasciato la vita di miniera sono ricordi forti, incancellabili anche perché condivisi insieme a tante altre persone strappate dalla loro terra nativa per venire qui in Maremma a crearsi una nuova vita. Attraverso le fotografie è possibile avere dei bellissimi spaccati di vita di miniera, ma quanti ne servirebbero per rivivere il mio passato? Certo, il ritorno del babbo da lavoro con la sua canottiera dall'odore acre, acidoso, il silenzio in cui si chiudeva il paese al suono, fuori orario, della “Corna” e, l'arrestarsi delle teleferica che annunciavano un tragico infortunio sono ricordi incancellabili. Ricordo l'infermiera presso i bagnetti, dove vi erano dottori ed infermieri sempre pronti ad ogni evenienza. Li facevo la visita per andare in colonia o in montagna a Saltino, vicino a Vallombrosa o al mare a Camaiore. L'infermeria era considerata dai Gavorranesi il piccolo ospedale del paese. Come non ricordare le vacanze in colonia dove venivamo vestiti ed equipaggiati di “ogni bene” e poi quelle così attrezzate ed i luoghi così belli. Tutto era dovuto alla presenza della miniera e della società che sovvenzionava queste strutture ricreative. Ricordo come un sogno quando la signorina dell'assistenza veniva a trovare la mia famiglia per parlare dei problemi legati alla vita di miniera. Aspettavo con ansia ogni anno la festa di Santa Barbara, il 4 Dicembre, per seguire la SS. Messa in galleria, le premiazioni degli anziani ed anzianissimi e poi partecipare a quei bellissimi rinfreschi. Ricordo che nel periodo natalizio sgombravamo una stanza per allestirvi il presepio; il mio babbo realizzava tutti i marchingegni per far muovere i personaggi e gli scenari. Questa iniziativa oltre che rendere più caloroso il S:S. Natale innescava una gara fra le famiglie perché la società dava un premio ai presepi più belli. Il Venerdì Santo al calar del sole i carrelli della teleferica che attraversavano Gavorrano per giungere a Portiglioni trasportavano invece della pirite e dei legni ardenti, rendendo il paesaggio suggestivo, insieme alle strutture del pozzo Roma tutto illuminato da migliaia di lampadine. Tristi e bui sono stati i lunghi periodi delle dure lotte sindacali nei confronti della società quando la tensione era molto alta e le lotte si ripercuotevano nella vita del paese. Come non ricordare i picchetti davanti all'ingresso della miniera e l'imponente spiegamento di forze della “Celere” che aveva a Gavorrano la propria stazione di comando. Nel guardare le fotografie della Miniera di Gavorrano penso che ognuno potrà ripercorrere momenti della propria vita e trarne spunto di riflessione sulla vita attuale. Un figlio di minatore |
